Sfatiamo il falso mito sull’olio di palma

Una ricerca scientifica nega che vi sia una relazione tra l’uso dell’olio di palma e le malattie cardiovascolari. Al contrario la sua produzione aiuta i Paesi in via di Sviluppo

“La verità, vi prego, sull’olio di palma“. È questo il titolo della conferenza stampa organizzata alla Camera dalle riviste Formiche e Strade magazine per sfatare lo scetticismo che pervade i consumatori.“L’Italia è ammalata di complottismo e di antiscientismo anche se l’olio di palma è un prodotto non realizzato nel nostro Paese, sebbene sia usato per altri importanti nostri prodotti”, ha spiegato Pier Camillo Falasca, direttore editoriale di Strade.

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Nel corso della conferenza è stata nominata più volte l’ex ministro dell’Ambiente, Ségolène Royal, che a giugno scorso aveva invitato tutti a non mangiare la nutella perché contiene olio di palma. “I falsi miti fanno più della verità scientifica”, hanno detto a più riprese i relatori che hanno presentato anche i risultati di una ricerca scientifica. La dottoressa Elena Fattore dell’Istituto Mario Negri ha sostenuto che non vi è un nesso tra i problemi cardiovascolari e l’uso di olio di palma, forte di 51 studi fatti con 1500 volontari di 15 Paesi diversi. Da questa ricerca si è visto che quando l’olio di palma veniva sostituito da grassi animali, da grassi transgenici o da altri tipi di grassi le percentuali di colesterolo buono e colesterolo cattivo aumentavano o diminuivano in maniera significativa. Non è ancora stato certificato, insomma, che una dieta a base di olio di palma determini necessariamente un pericolo per le malattie cardiovascolari.

 

Oltre al problema sanitario vi sono gli aspetti di tipo ambientale ed economico che la produzione di olio di palma comporta. Anche se decidessimo di sostituire l’olio di palma con altri oli, infatti, le foreste verrebbero in ogni caso disboscate per usare la legna o per coltivare la colza o la soia che producono anch’esse olio ma necessitano di molti più ettari. Per produrre la stessa quantità di olio di palma servono 5 ettari di colza e 13 di soia. Inoltre, Paesi come la Malesia, l’Indonesia e alcuni Paesi africani sono grandi produttori di olio di palma e la loro economia ne risentirebbe. Il deputato di Scelta Civica, Pier Paolo Vargiu, promotore di una mozione a favore dell’olio di palma, da medico ha assicurato che l’olio di palma non ha controindicazioni maggiori rispetto ad altri oli, mentre la sua collega di partito Ilaria Capua ha posto l’accento sulla necessità di impedire una deforestazione selvaggia e sull’importanza di salvaguardare la salute degli animali e delle persone che abitano vicino ai palmenti anche se queste piante necessitano di pochi pesticidi. Dorina Bianchi dell’Ncd ha sottolineato, invece, come sia importante una corretta informazione che può esserci solo con un’adeguata tracciabilità ed etichettatura dei prodotti. Paolo Barilla, invece, a nome dell’Aidepi (associazione italiana delle industrie e della pasta italiana), ha spiegato che l’olio di palma è attualmente il migliore perché inodore e insapore e soprattutto perché di basso costo. E ha aggiunto:“Noi usiamo solo olio di palma certificato ma se ci tolgono pure quello non sappiamo cosa mettere di meglio”. I relatori hanno insistito sull’importanza di una corretta informazione che sia basata su fonti scientifiche e non su quel che circola in rete altrimenti passa il messaggio che l’olio di palma fa male, i vaccini pure, e poi finisce che i nostri figli muoiono di pertosse perché non sono stati vaccinati.

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