Una delle richieste che più spesso ci viene fatta è “mi serve un logo: quanto costa?”… Prima di rispondere, è utile descrivere brevemente il metodo professionale che sta dietro alla creazione di un “logo”, a partire da quali tipologie si possono realizzare e come si possono definire.
Innanzitutto “logo” è un abbreviazione di “logotipo” (tecnicamente: il nome, scritto con una particolare grafia), anche se nel linguaggio comune “logo” identifica quello che più propriamente si dovrebbe chiamare “marchio”. Una prima importante considerazione dovrebbe quindi essere quale tipologia di marchio è opportuno progettare, in base all’azienda (o prodotto) che deve rappresentare. Infatti, ci sono marchi costituiti solo dal logotipo, come ad esempio Google e Coca Cola, oppure con il logotipo inserito in una forma geometrica, come Samsung o Barilla. In altri casi, il contesto strategico suggerisce di progettare marchi in cui al logotipo si associa un elemento grafico, che può essere un pittogramma (simbolo stilizzato di un elemento riconoscibile, come la mela di Apple), oppure un simbolo astratto (es: la “virgola” di Nike) o un’illustrazione (es: Mulino Bianco). Quindi, spesso un marchio è costituito, oltre che dal naming, da un simbolo e questi elementi, per conferire ulteriore forza e riconoscibilità alla brand identity dovrebbero essere accompagnati da un payoff: una breve affermazione descrittiva o evocativa, in grado di essere associata all’attività dell’azienda o ai bisogni che soddisfa (es: BMW – Piacere di guidare).
Tutti i componenti che formano il marchio (concept, naming, logotipo, simbolo, payoff, font, colori) devono essere pensati in modo complementare per ottenere un risultato efficace e, per ognuno, bisogna dedicare un mix professionale di progettualità, creatività e tecnica. Basta pensare, per esempio, al lavoro necessario per la progettazione del simbolo e alla ricerca dei colori più adeguati. Oppure al font (carattere) con cui esprimere il logotipo: per essere coerente con gli obiettivi ed il contesto, non si può adottare un font qualsiasi, ma si deve sceglierlo con cura tra quelli esistenti e adattarlo alle specifiche esigenze o, meglio ancora, progettarlo ad hoc.
Il graphic designer professionista, per ideare e realizzare un marchio, per diversi giorni pensa al suo cliente e gli fa domande (valori aziendali, mercato, competitors, ecc). Poi, passa ore ed ore tra brainstorming, bozze, feedback, esplorazione di diverse strade, fino ad arrivare alle prime soluzioni proposte. Infine, sulla base della scelta condivisa col cliente, adatta e affina una soluzione presentata, per arrivare alla realizzazione definitiva del marchio.
Ora, sappiamo benissimo che con poca spesa si può comprare un marchio su internet, che magari viene anche ritenuto un “logo carino”… Ma c’è un “ma”, anzi almeno due. Innanzitutto, più bassa è la cifra spesa e più facilmente si tratterà di qualcosa di copiato e (si spera!) un po’ adattato all’occasione. Quindi chi l’ha “progettato” non ha fatto emergere le peculiarità dell’azienda e i suoi plus rispetto ai competitors: ha semplicemente preso degli elementi grafici su una banca dati in grado in qualche modo di descrivere il suo cliente. Già questo dovrebbe bastare per evitare di basare la propria brand identity su un marchio che non rappresenta l’azienda, ma c’è di più: non si può scongiurare il rischio che un marchio simile sia adottato da qualcun altro, magari proprio da un competitor! Concludendo, aldilà dell’importanza che riveste il marchio come primo veicolo dell’identità di un’azienda (o prodotto), si tratta di un investimento che (con qualche doveroso restyling ogni tanto) dura per tutta la vita e che quindi viene “spalmato” su molti anni. Noi diciamo che è opportuno fare un investimento basato sul ritorno economico che un buon marchio può garantirti nel lungo periodo, affidandosi ad un professionista in grado di realizzarlo. Tu che ne pensi?
